CONCORSO "RIFLETTENDO SUI DIRITTI DELL'INFANZIA"

2^ classificata Laura Fornasini 5G

LA FAMIGLIA E LA SCUOLA LUOGHI DI ACCOGLIENZA E DI INTEGRAZIONE

Ricordo ancora bene il primo giorno di scuola delle medie. Gran parte dei compagni erano visi gia conosciuti, qualcuno di nuovo c'era ma uno in particolare mi colpì.Si chiamava Luca, era un ragazzo vestito in modo impeccabile con una pettinatura un po' antiquata e un paio d'occhiali che gli davano l'aria da intellettuale. Appena entrati in aula si andò a sistemare immediatamente nel primo banco e durante l'appello, quando la professoressa pronunciò il suo nome, lui rispose con tono orgoglioso e superbo "PRESENTE".In soli cinque minuti si era guadagnato l'antipatia da parte di tutta la classe.Con il passare del tempo, la situazione non accennò a migliorare.Durante le lezioni stava zitto ed immobile, gli occhi fissi sui professori per non perdere neanche una parola di ciò che veniva detto; lo sua media scolastica era ottima, i compiti in classe perfetti. Mai una volta, però, si girava pèr aiutare qualcuno in difficoltà.Il nostro sentimento verso Luca era molto simile all'odio.Nessuno voleva stare in banco con lui; durante l'intervallo se ne stava solo a leggere chissà quale libro. Per noi ogni occasione era buona per prenderlo in giro, in particolare durante le ore di educazione fisica, quando trovava difficoltà perfino nel calciare un pallone.>Un giorno mi ritrovai nello zaino un suo libro e, sfogliandolo, cadde per terra un foglio. La mia curiosità mi spinse ad aprirlo e a leggere ciò che aveva scritto. Dalle prime frasi capii che era una lettera scritta a se stesso. A volte sento ancora rimbombare dentro di me quelle parole, tristi ed agghiaccianti, che parlavano di lui, dei suoi veri sentimenti che nascondeva scrupolosamente, della solitudine che cercava di colmare rifugiandosi nel mondo de.i libri. In più parti della lettera incolpava i suoi genitori per l'educazione troppo rigida che lo aveva portato ad essere escluso dal resto del mondo. Mentre i miei occhi scorrevano quel foglio, mi sentii piccola piccola. Il giorno dopo, a scuola, non riuscii nemmeno Q guardar lo in faccia per la vergogna. La settimana seguente mi convinsi a parlare di questa situazione con alcuni compagni e, insieme, decidemmo di non parlare con Luca della lettera ma semplicemente di accettar lo per come era e farlo sentire uno di noi. Sono passati ormai sei anni da quel primo giorno di scuola e Luca è uno dei miei migliori amici. Solo dopo sei anni ho saputo che era stato lui stesso a mettere quel libro nel mio zaino con la speranza che leggessi la sua lettera. Luca mi ha raccontato che da quel giorno, dentro di sè, non ha mai smesso di ringraziarei per avere avuto la forza di integrar lo nella classe e, soprattutto, per avergli trasmesso il coraggio di farsi accettare dai suoi genitori per quello che era veramente.>Ora guardo Luca giocare a calcio e sono fiera di lui: è diventato un ottimo ca!eiatore ma, soprattutto, un leader nella sua squadra per lo sua intelligenza e la sua umiltà.