CONCORSO MOVIMENTO PER LA VITA |
nel gruppo di finalisti Chiara Ramponi 4G |
I giovani e la vita: una sfida, un’avventura |
Lucia, era così che si chiamava la protagonista del racconto che mamma mi narrò un paio di giorni fa. Graziosa, dolce ragazza con i capelli soffici e biondi. A scuola aveva ottimi voti, aveva una famiglia numerosa, molto ricca e conosciuta. Suo padre era dirigente di una prestigiosa compagnia romana che si occupava di elettronica, sua madre era una donna in carriera, viaggiava molto ed era sempre impegnata con faccende d’affari. Lucia era l’ultima arrivata in famiglia. Era appena sedicenne e i suoi fratelli avevano ormai raggiunto la maggiore età e avevano lasciato le mura domestiche. Aveva tutto quello che una ragazzina potesse desiderare dalla vita: un’ottima famiglia, una bella casa, buoni voti a scuola, denaro…Era una sedicenne seria, impegnata sempre sui libri, dava il meglio di sé in ogni occasione, era una persone della quale tutti si potevano fidare. Diversa dalle compagne di classe, loro erano un po’ scalmanate. Un venerdì, mentre tornava da scuola, le sue amiche le proposero di uscire la sera seguente. La passavano a prendere loro, in macchina, era già tutto programmato. Lucia chiese il permesso ai suoi genitori che accolsero stupiti la notizia poiché le sue uscite serali erano molto rare. Acconsentirono perciò molto felicemente. Il giorno seguente la passarono a prendere a casa, era una sera importante per Lucia perché aveva avuto finalmente l’occasione che cercava da tempo: distrarsi, divertirsi e conoscere più da vicino quelle ragazze che, durante le ore di scuola, sembravano non essere interessate alla sua amicizia.Parcheggiarono l’automobile in un piccolo parcheggio di un locale ed entrarono a bere qualcosa. Lucia si sentiva un po’ a disagio, mentre lei beveva una normale aranciata, le sue amiche ordinarono una specie di bevanda scura, densa e liquorosa, che di sicuro non era analcolica. Dopo un paio di minuti, una di loro, Paola, prese fuori dalla tasca del giubbotto un pacchetto di sigarette. Si misero tutte a fumare e così dopo varie frasi persuasive, convinsero anche Lucia a “fare un tiro”. Lei pensava che se non l’avesse fatto sarebbe stata derisa dal gruppo e non avrebbe più trovato il coraggio di presentarsi a scuola. Più il tempo passava, più Lucia si sentiva parte integrante della compagnia e stava bene in quella situazione diversa dal solito. Beveva e fumava, come una ragazza normale, pensava. La serata trascorreva tra un discorso e un altro. Discorsi da sedicenni: ragazzi, serate “brave”, sesso,… Lucia parlava poco, non aveva molte cose da raccontare. La sua vita era basata su principi “sani”. Non aveva mai avuto ragazzi, non era mai stata in discoteca, non aveva mai fatto ciò che le altre coetanee avevano provato, ma quelle cose che le ragazze dicevano erano interessanti, nuove e lei ascoltava attenta e stimolata. Più beveva e più era rilassata. Ad un certo punto della serata Lucia si sentì male. Nausea, vomito, senso di smarrimento. La testa le girava e non riusciva a stare in piedi da sola. Le sue compagne di classe la portarono fuori dal pub, all’aria aperta. Lucia non si sentiva affatto bene. Piangeva e urlava con rabbia, cose che aveva tenuto dentro fino a quel momento. Parlava di quanto sentiva distanti i suoi genitori, di quanto le sarebbe piaciuto avere un ragazzo, di quanto si sentiva male dentro di sé. Passarono due ore prima che Lucia iniziasse a riprendersi dalla sbornia. Era infelice, si sentiva “sporca”. Nel suo cuore sapeva bene di aver sbagliato a comportarsi così. Tornò a casa e non fece intuire nulla ai suoi genitori. La settimana seguente, di venerdì, le si ripresentò l’occasione di uscire con le compagne di classe. Lucia sapeva bene di non voler uscire più con loro. Non voleva essere ancora incoraggiata a fare ciò che non voleva. Senza pensarci tanto, ringraziò gentilmente dell’invito ma disse che aveva altro da fare quella sera così, con un sorriso compiaciuto e soddisfatta di sé, salutò le amiche e si allontanò. Solo ora capisco perché mia madre mi ha raccontato questa storia accompagnata da un suo dolce discorso finale. Ho capito che non fare ciò che fanno gli altri ragazzi un po’ più espansivi di noi, stessi non vuol dire per forza essere “anormali”, ho capito che il dialogo con le persone è molto importante quando si hanno dei problemi. Ho capito anche il valore della vera amicizia. E la cosa più importante che mi ha insegnato mia madre, in quel discorso alla fine del racconto, è stata questa frase, che non scorderò mai: “Stai passando un periodo in cui tutti ti possono influenzare, un periodo in cui tutte le cose che fai ti sembrano importanti: il periodo dell’adolescenza è unico. Un giorno, non potrai che ricordare con un sorriso malinconico i momenti, belli o brutti, che ora stai vivendo. Ma, Chiara, ricorda bene che tutte le cose che fai adesso hanno il potere di cambiare la tua vita, in meglio o in peggio. Tutto ciò che potevo fare io l’ho già fatto quando eri piccola: ti ho spiegato chiaramente quello che è giusto e ciò che è sbagliato, quello che fa male e ciò che fa bene. Ora io non posso più decidere cosa devi fare, posso solo consigliarti e ascoltarti. E l’ultima cosa che ti dico è che io sono sempre qui, come mamma e come amica e che credo in te, ai tuoi valori. Ora dovresti continuare a crederci anche tu…”. |